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La mia Ventotene

Vado in vacanza a Ventotene ormai da diversi anni. Sempre nella stessa casa che ci affitta un amico, con il giardino dove i cani si godono l’ombra e la terrazza a picco sul mare. L’isola è piccola, nemmeno 2 chilometri quadrati stretti e lunghi, con le case color mattone, ocra, gialle, rosa, azzurre, che non di rado mostrano i segni del tempo, a volte anche qualche inquietante crepa, puntellata a dovere. A Ventotene gli isolani ti salutano. Ti salutano anche quelli che sono i frequentatori abituali dell’isola e così quasi subito acquisisci quest’abitudine e basta poco per sentirsi parte di quella minuscola comunità in mezzo al mare.

Salite e discese

Ventotene è tutta salite e discese, ma la strada che s’inoltra nell’interno, tra campi coltivati e vegetazione mediterranea, è un po’ più dritta. Solo che non la faccio mai, perchè mi faccio prendere dalla pigrizia e resto tra la piazza Castello, i suoi dintorni e Calanave, la spiaggia – sempre più stretta – che sta proprio sotto il centro. Al massimo passeggio fino a Cala Rossano. Dal porto al centro del paese c’è una salita a zig zag che ti mette subito alla prova. Scendi dal traghetto e quella salita ti guarda con aria beffarda. Chi arriva affronta la salita a tornanti aguzzi con determinazione, trascinandosi dietro i bagagli a rotelle – già, perchè a Ventotene le macchine non si portano (ma noi sì, però poi la lasciamo al parcheggio dietro la piazza).

La libreria

A Ventotene ci vado prima dell’alta stagione. La gente non è tanta, l’atmosfera è pacata. Sulla piazza spicca una piccola e bellissima libreria che si chiama “Ultima Spiaggia”, con volumi selezionati tra i migliori in circolazione. C’è una vasta scelta di libri di viaggi e di mare ma anche una zona dedicata all’isola stessa e ai testi di chi pensò, proprio a Ventotene, a un’idea concreta di Europa. E una parte tutta dedicata ai bambini. ll proprietario si chiama Fabio, fine intellettuale e appassionato libraio di grande charme (e varie librerie) a cui le turiste si rivolgono per un consiglio di lettura (e non solo).

Cultura e lenticchie

Ventotene ha un’aria colta ma semplice, che ti fa sentire di vivere in un posto storicamente importante ma che non si dà arie. Per sorridere basta un piatto di zuppa di lenticchie e un bicchiere di Pandataria, il bianco locale che si chiama con il nome che i romani diedero all’isola. Ti siedi al bar Verde per un caffè e i vicini di tavolino discutono del ventennio fascista in cui, nel carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano, davanti a Ventotene, c’erano i dissidenti politici tra cui Sandro Pertini. Insomma, non è che parlano di calcio. Ma poi si va a fare i tuffi dagli scogli e a pisolare al sole.

A Ventotene è stato girato uno dei miei film preferiti, “Ferie d’agosto”, di Paolo Virzì.

Il carcere

Il carcere di Santo Stefano sembra il set di un film distopico. Invece è tutto vero. Io l’ho visitato con la guida di Salvatore, coltissimo pescatore che ti racconta il carcere facendoti emozionare e rabbrividire. Salvatore ti porta sull’isoletta di Santo Stefano in barca e già inizia a raccontare. La prigione è stata costruita in modo tale che ogni detenuto nella sua cella potesse essere sorvegliato da un solo guardiano posto al centro della struttura. Cammini tra quelle minuscole celle, molto rovinate, e ti sembra di sentire i lamenti ma anche i discorsi di chi ci fu rinchiuso. Camorristi e delinquenti, dalla fine del 700. E col fascismo, dissidenti antifascisti, socialisti, anarchici e pensatori.

Le mongolfiere

A Ventotene si conservano tradizioni antiche, come l’usanza di costruire bellissime mongolfiere di carta dipinte. La maggior parte vengono allestite per la festa della patrona Santa Candida, il 19 e 20 settembre, ma si fanno mongolfiere anche per festeggiare qualche compleanno speciale. Ho visto gli artigiani costruirle alla fine di giugno per un ragazzino che compiva gli anni poco dopo. Erano orgogliosi della loro arte ma anche restii a che fosse fotografata.

Il legame

Gli isolani sono legati al loro mucchio di roccia e macchia mediterranea in modo viscerale. Ho conosciuto giovani che hanno studiato, sono andati a lavorare in terraferma, si sono costruiti una professionalità. Poi sono tornati sull’isola. Si sono comprati una casetta che hanno dipinto di blu, hanno avviato una piccola attività. La mattina, all’alba, vanno a guardare il mare, il volo dei gabbiani, le scogliere, le piccole spiagge. E ne respirano la bellezza.

Lei e io

Io non ho viaggiato molto nella mia vita, quindi mi accontento di Ventotene, piccola, rocciosa, fragile, selvatica e ruvida. Come me. Entrambe ci stiamo un po’ sbriciolando, lei per l’erosione dovuta ai venti e all’azione del mare, io perchè sto invecchiando. Sarebbe bello, alla fine, entrare pian piano nel suo mare limpido, e andare via così.

1 pensiero su “La mia Ventotene”

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