Senza categoria

Pandemic blues

Non รจ che prima conducessi una vita affollatissima di incontri, impegni, cene, appuntamenti, feste, aperitivi eccetera. Quando tutto รจ cominciato ero giร  un’orsa, oltretutto pigra, quindi mi sono detta: vabbรจ, il lockdown mi fa ridere, io sono giร  lockdownata di mio; di incontrare le persone non m’importa molto, aperitivi zero, le amiche le sento su whatsapp. In pochissimo tempo perรฒ ho amplificato la mia istintiva ritrosia verso il prossimo, la naturale tendenza a stare lontana dalle persone, lo spontaneo passo indietro di fronte al mondo. Si รจ aggiunta l’occhiataccia di riprovazione a chi non la mascherina, la tiene abbassata sul mento o ce l’ha sotto il naso. Ho sfiorato la rissa quando, al supermercato, ho richiamato all’ordine una tipa che ciarlava al cellulare con la mascherina tirata giรน sul collo.

La pandemia mi ha resa ancor piรน solitaria. La mia innata asocialitร  si รจ beata della forzata lontananza dalla “gente”. Aggiungiamoci poi che sono un filino ipocondriaca – ma avendo una patologia autoimmune forse un po’ mi รจ concesso – ed ecco che questa maledetta “peste del 2021” ha tirato fuori il peggio di me.

Ad esempio, odio quando qualcuno tocca le mie bassotte: avrร  le mani pulite? Si sarร  disinfettato? Perchรฉ non tocca i cani suoi e lascia stare i miei? “Scusi, ora devono mangiare”, dico anche se si sono appena spazzolate due ciotole piene, e le sottraggo alla mano sospetta. Quando mi capita di parlare con qualcuno, indietreggio lentamente ma inesorabilmente fino a rendere inutile la conversazione. Ovviamente sto a casa il piรน possibile.

Dopo un anno di mascherina-e-amuchina, mi รจ arrivata la tristezza, il pandemic blues. Un sentore di inutilitร  in ogni cosa che faccio, compreso questo blogghino. Sarร  che mi รจ diminuito il lavoro, sarร  che sto invecchiando, oppure che anche l’allegria si รจ chiamata fuori per evitare contatti, ma… there ain’t no cure for the pandemic blues.

Senza categoria

I miei film necessari

Ho una manciata di film del cuore che posso rivedere anche mille volte. Eccoli, in ordine casuale e non di preferenza: li amo tutti.

ยซFragole e sangueยป, 1970. Che bella la contestazione giovanile americana, le occupazioni, il college pieno di studenti rivoluzionari innamorati! E che commozione la scena finale, con lโ€™irruzione della polizia mentre i ragazzi inermi cantano ยซAll we are sayingโ€ฆ give peace a chance!ยป. Quanto ho pianto!

ยซIl Laureatoยป, 1969. Da questo film รจ nato il mio amore per Dustin Hoffman. Il ragazzo che deve inserirsi nella vita normale ma sโ€™innamora della figlia e si fa sedurre dalla madre รจ una storia assurda ma plausibile. Musiche immortali di Simon e Garfunkel. Di Hoffman ho adorato anche ยซPiccolo grande uomoยป, del 1970.

ยซWoodstockยป, 1970. Questo documentario sui tre giorni di pace, amore e musica mi fece innamorare del rock. A parte gli spettatori hippy e strafatti ma sorridenti, mi conquistarono le star della musica, Crosby Stills Nash & Young, Ten Years After, The Who, Richie Havens, Joan Baez, Santana, Jimi Hendrixโ€ฆ Che spettacolo!

ยซButch Cassidyยป, 1969. Giร  la presenza di Robert Redford e Paul Newman insieme bastava a innamorarsi di questo film. Ho adorato i due rapinatori in fuga che si lanciano nel vuoto e Newman in bici sulle note di ยซRaindrops keep fallinโ€™ on my headยป di Buth Bacharach รจ sublime. Di questi due divi assoluti amo anche ยซLa stangataยป del 1973.

ยซSacco e Vanzettiยป, 1971. I grandissimi Gian Maria Volontรฉ e Riccardo Cucciolla interpretano gli immigrati anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti che nel 1920 vengono condannati a morte negli stati Uniti. Lacrime a fiumi su ยซHereโ€™s to youยป cantata da Joan Baez.

ยซHairยป, 1979. Una certa predilezione per i fricchettoni mi ha fatto amare questo film dalle musiche incantevoli, manifesto contro la guerra e le convenzioni borghesi. Il personaggio di Berger, interpretato dallโ€™allora fascinoso Treat Williams, ha fatto il resto. Lacrime a fiumi sul finale, ovvio.

ยซApocalypse Nowยป, 1979. Ipnotico, drammatico, surreale, terribile. La guerra del Vietnam e le sue conseguenze narrata a partire da ยซCuore di tenebraยป di Conrad che avevo letto poco prima, รจ agghiacciante. Ma chi รจ davvero il folle? ยซThis is the end, my only friendยป, le musiche dei Doors fanno il resto.

ยซFrankenstein Juniorยป, 1974. Anche se lo so a memoria devo rivederlo ogni volta che lo danno in tv. Gene Wilder รจ geniale e Marty Feldman perfetto. Troppo divertente, un must assoluto che non stanca mai. “Potrebbe andare peggio” – “Potrebbe piovere”.

ยซGuerre stellariยป, 1977. Amo tutti i personaggi di questo grandioso film, ma Han Solo-Harrison Ford di piรน. Per me, appassionata di fantascienza, รจ un must assoluto, bellissimo, sorprendente ogni volta.

ยซThe Blues Brothersยป, 1982. Ho scoperto questo gioiello qualche anno dopo la sua uscita e me ne sono innamorata. Dan Aykroyd e John Belushi sono i miei eroi e la colonna sonora รจ strepitosa, con Aretha Franklin, Ray Charles, James Brown. E Carrie Fischer con il bazooka!

ยซBlade Runnerยป, 1982. Adoro questo film in ogni fotogramma. Storia pazzesca come tutte quelle scritte dal Philip K Dick, uno dei miei autori di fantascienza preferiti. Harrison Ford magnifico, Deryl Hanna magnetica, Ruter Hauer mitico. Il monologo ยซHo visto cose che voi umaniโ€ฆยป รจ scolpito nel mio cuore.

ยซGhostbustersยป, 1984. Dan Aykroyd รจ un attore che adoro, figuriamoci in questo assurdo e esilarante film dove va a caccia di fantasmi con lโ€™immenso Bill Murray e il grande Harold Ramis. Ad una festa di carnevale di quellโ€™anno io e mio marito andammo mascherati da acchiappafantasmi. E vincemmo il primo premio.

…e tutti i film di Fred Astaire!

foto tratte dal web

Blog

La 500 targata Roma 67

500 fiat

Qualche anno fa qualcuno mi disse che somigliavo a una Ferrari che si comportava come una Cinquecento. Io non ho nulla contro le Cinquecento, figuriamoci, รจ stata la mia prima macchina. Era targata Roma 67… e poi non ricordo altri numeri. Per mettere le marce dovevo fare la famosa doppia debraiata, ovvero quel veloce gioco di frizione e acceleratore che permetteva di ingranare la marcia senza danni.

L’automobilina era bianca e aveva gli sportelli a vento, ovvero con le cerniere posteriori. L’avevo in affidamento da mia madre. Ho rischiato varie volte di ammazzarmi, con la graziosa macchinetta, perchรจ ci ho fatto qualche testacoda scivolando sulle rotaie del tram. Su questi emozionanti accadimenti ho taciuto con i miei genitori, altrimenti mi sarei beccata una sgridata epocale. I miei erano cosรฌ: se mi facevo male mi rimproveravano (e mi disinfettavano  le ferite con l’alcool a pioggia).  

Mia madre, che era un’adorabile svitata, qualche volta ci pigiava dentro la Cinquecento in sei (lei alla guida, io. mia sorella, la vicina di casa e i suoi due bambini) e ci portava a “cambiare aria” a La Storta, un paese a pochi chilometri da casa, ma fuori dal cartello “Roma”. Ci sembrava davvero di fare una gita lontani da casa e ci divertivamo in quell’impresa da Guinness dei Primati, sicuri che la Cinquecento ci avrebbe portati sani e salvi dovunque. Anche se a 40 chilometri all’ora.

La Cinquecento non c’รจ piรน ma forse le ho copiato il comportamento. Poca velocitร , grande resistenza. E anche se davvero ho il motore della Ferrari, bรฉ, sono a posto cosรฌ.

Blog

Natale in casa mia (e dei vicini)

babbo natale

Quand’ero  piccola, qualche giorno prima di Natale mio padre mi portava dove lavorava perchรจ c’era Babbo Natale (cioรจ un tizio vestito di rosso con barba bianca e cappello col pon pon) che consegnava ai figli dei dipendenti i “pacchi” aziendali contenenti di solito un panettone (che a casa mia non piaceva a nessuno) e altri dolci festivi. Papร  lavorava alla Squibb, potente industria farmaceutica. Io odiavo quel Babbo Natale perchรฉ mi terrorizzava.

Quindi, quando dovevo fare quellโ€™accidenti di foto in braccio a lui armavo un casino che la metร  bastava. Mio padre, che non aveva un’indole conciliante e comprensiva, s’incazzava per i miei capricci che gli facevano fare una brutta figura davanti ai colleghi, e mi fulminava con lo sguardo, per poi sibilare minacce tra i denti e nominare qualche divinitร , ma non per ingraziarsela. Poi ritiravamo il pacco offerto dall’azienda e tornavamo a casa in silenzio. 

Anni dopo, il Natale assunse tutto un altro aspetto: festoso, allegro e profumato. Eravamo molto legati ai nostri dirimpettai, una famiglia mix formata da Valerio, romano de Roma, nato a Borgo Pio, quartiere adiacente a San Pietro, professione barman, e Ines, friulana doc, nata a Pordenone, casalinga ex ristoratrice nel locale della sua famiglia su al nord. Avevano due figli: Laura, mia coetanea, e Luca, piรน piccolo. Laura e io siamo cresciute insieme, ma io ero piรน monella mentre lei piรน seria e responsabile. Anche perchรจ, quando i suoi presero un bar dove iniziarono a lavorare entrambi dall’alba alla sera inoltrata, lei dovette crescersi da sola il fratellino e questo la rese adulta prima del tempo.

Insomma, il 25 dicembre ci riunivamo tutti insieme, noi (io, mia sorella e i genitori) a casa dei nostri vicini o viceversa. Mio padre era incazzato giร  dal giorno prima, perchรฉ detestava le feste e le riunioni familiari. Ma a nessuno importava: eravamo tutti elettrizzati all’idea di condividere un pranzo smisurato, tra risate, battute e vino buono. Piรน spesso, andavamo noi dai dirimpettai che, pur se stremati da una settimana di lavoro intenso al bar, incredibilmente si rilassavano cucinando per tutti. Era bello stare con i vicini, in un’atmosfera serena e un po’ brilla, tanto che a mio padre passava presto l’incazzatura e si univa ai brindisi e alle risate. Piatti immancabili del menu dei vicini erano le fettuccine al ragรน e l’arista di maiale al latte con piccoli funghi interi cotti al forno, piรน altre seimila pietanze che apparivano qua e lร  durante il pasto. Nel tempo, si aggiunsero alla tavolata Benedetto, il compagno di Laura, e Riccardo, il mio. 

Seguivano poi mandarini e frutta secca, e quindi una quantitร  inverosimile di dolci: i vicini, avendo un bar, portavano al pranzo di Natale le novitร  del momento. Per primi, forse, abbiamo assaggiato i torroncini Condorelli e il panettone Le Tre Marie, marchi allora sconosciuti a Roma. E poi, l’apoteosi della leccornia natalizia era il torrone Feletti, fatto a Pont Saint Martin, in Valle d’Aosta, con cioccolato e nocciole di una bontร  assoluta. Valerio poi sfoderava l’arma finale: una serie di liquori speciali che, da esperto barman, conosceva solo lui, tra cui primeggiavano le grappe artigianali. “Questo lo dovete assaggiare!” diceva, versando nei bicchierini il distillato da provare. Il tasso alcoolico era elevato, ma nessuno stava male. Al massimo ridevamo un po’ di piรน. Poi Ines caricava varie macchinette del caffรจ che serviva in graziose piccole tazzine del servizio buono.

Poi si passava ai giochi delle feste. A mercante in fiera, Valerio era il Mercante e conduceva il gioco in maniera spassosa e avvincente. Forse era proprio quello il momento piรน divertente della festa. A sette e mezzo vinceva quasi sempre Ines, che chiedeva al Banco la sua carta di gioco coperta, scoprendo quella che aveva. “Cinquanta lire e carta coperta!” diceva, e ci potevi scommettere che sarebbe stata la Matta, ovvero il Re di Denari. Un altro giro di caffรจ e di torrone Feletti accompagnava quel paio d’ore di giochi natalizi.

Mio padre รจ morto tanti anni fa, per una cardiopatia complicata da una Epatite C mai rilevata. Lo stroncรฒ un’ascite inarrestabile. Anche mia madre รจ morta per  Epatite C che le ha compromesso fegato e pancreas e se n’รจ andata per coma diabetico: una varice esofagea le si รจ aperta e l’ha soffocata. Probabilmente entrambi avevano contratto la C in ospedale, durante degli interventi. Valerio รจ morto da diverso tempo. Un tumore allo stomaco se l’รจ portato via in due anni, fino a ridurlo al lumicino. Ines ha perso la memoria. Esce solo con la badante perchรจ potrebbe smarrirsi anche sotto casa. Perรฒ sorride sempre. Benedetto รจ morto un anno fa, per un cancro alla tiroide al quale ha sempre sorriso, per non dargliela vinta nemmeno all’ultimo respiro.

Non c’รจ piรน nemmeno il torrone Feletti: la ditta รจ fallita e lo stabilimento con i macchinari รจ stato rilevato da una holding olandese. 

Blog

La volta che parlai con la Carrร 

raffaella

Era difficile schiodarmi dalla mia scrivania: se c’era da fare una intervista ci mandavo i collaboratori. Non m’importava niente di conoscere cantanti, attori, stelle della tv. A me interessava solo avere l’articolo da pubblicare, senza perdere tempo a parlare con l’artista. E poi temevo che se fossi uscita un paio d’ore per andare a fare l’incontro, l’avrei pagata in termini di lavoro accumulato da smaltire. In realtร  non ero capace di organizzarmi o di fare la tipa che gira col registratore sgomitando e poi si fa strada nell’ambiente (e magari trova un altro posto di lavoro). No, io me ne stavo incollata alla sedia, in redazione fino alla morte. Al massimo, le interviste le facevo al telefono. 

Una volta perรฒ contravvenni a questo mio stupido comandamento e osai uscire dalla tana per andare a fare un incontro eccezionale. La casa discografica BMG presentava l’album “Fiesta – I Grandi Successi” realizzato per celebrare i 30 anni di carriera di Raffaella Carrร . Alla presentazione ci sarebbe stata LEI in persona! Io ho un’adorazione per Raffa, รจ la diva pop per eccellenza, la stella che ha conquistato il popolo. Piรน pop di cosรฌ! Gli abiti luccicanti, i balletti scatenati, le canzoni sfacciate e un po’ assurde, il caschetto biondo liscissimo,  i suoi modi simpatici e schietti… Cavolo, non potevo perdermela

L’evento si sarebbe tenuto all’Auditorium Rai del Foro Italico. Entrai un po’ emozionata. Trovai un posto abbastanza vicino al tavolo dove si sarebbe sistemata LEI per la conferenza stampa. Perรฒ ero arrivata presto, cosรฌ approfittai per fare un giretto in quel posto famoso dove si registrava “Carrร mba che sorpresa”. Salii una scala e… da quella scala scendeva LEI, in un abito rosso fuoco, capelli perfetti, carisma a diecimila, aura di magia. Riuscii a dirle solo “Buongiorno!” e lei rispose “Buongiorno” col tono professionale di chi, di buongiorni, ne dice almeno seicento al giorno.

Durante la conferenza, LEI parlรฒ della sua carriera e delle sue canzoni. I giornalisti le facevano domande intriganti e tecniche. LEI rispondeva educatissima e sorridente. Perfetta. Presi il coraggio a due mani e riuscii a fare anch’io una domanda. Mi presentai, la informai che lavoravo per una rivista per teen agers e le chiesi: ” Signora Carrร , cosa prova ad essere un modello per tante giovanissime che sognano di diventare come LEI, famose e amate in tutto il mondo?”. Il riferimento alle ragazzine le piacque e si disse orgogliosa di rappresentare un esempio per loro. Me ne tornai in redazione felicissima, stringendo la statuetta di Raffaella che mi aveva dato Antonietta, la discografica della BMG, insieme a una copia del cd.

Uau! Avevo parlato con la Carrร  (e lei mi aveva pure risposto)!

Blog

Il chitarrista del mio cuore

mark-knopfler-1

Ho sempre amato la musica: da ragazzina restavo incollata alla radio per ascoltare Per Voi Giovani, SuperSonic-Dischi a Mac 2, PopOff, ma anche Hit Parade di Lelio Luttazzi. La mia bibbia era Ciao 2001. Mentre le mie coetanee sospiravano con Questo piccolo grande amore di Baglioni, io a 12 anni ascoltavo Stairway to heaven dei Led Zeppelin. Non ero tanto normale. Avevo tappezzato la mia stanza di foto di Peter Gabriel e David Bowie. Per i Genesis ho avuto subito un amore smisurato, per Ziggy Stardust una vera passione. Amavo gli America, gli Eagles, Simon & Garfunkel  ma sopratutto Crosby, Stills, Nash e (tantissimo) Young. Suonavo le loro canzoni alla chitarra, con risultati discutibili.

Verso i vent’anni mi folgorai per una band inglese che scoprii alla fine del ’79, i Dire Straits. Persi la testa per la loro musica e per il loro frontman, Mark Knopfler, chitarrista sopraffino dal tocco morbido e la voce seducente. Comprai i loro album e li consumai sul giradischi, imparai le canzoni a memoria, cercai materiale e interviste su di loro.

Un giorno il mio amico Simone, che faceva la guardia giurata alla Rai, mi spifferรฒ che i Dire Straits erano attesi come ospiti a Disco Ring e che sarebbero passati dall’ingresso di Via Teulada. Mi disse di andare, che avrebbe trovato il modo di farmeli incontrare. Ero emozionatissima, mi piazzai all’ingresso della Rai insieme a un mucchio di ragazze impazienti ed eccitate. Prima dei Dire Straits, arrivรฒ un’altra band a me sconosciuta: erano dei ragazzi molto belli, stilosi, altissimi (tranne uno). Erano i Duran Duran ma, dato che io ancora non li conoscevo, li feci passare senza troppo interesse.

Poi arrivarono i Dire Straits. Io vidi solo lui, Mark Knopfler, di cui ero innamorata persa. Altissimo, elegante, cortese, si fece largo nella calca con il carisma di un messia. Io lo avvicinai, gli dissi “Mr Knoplfer, you are the best” e gli strinsi la mano. Mentre tutte le ragazze intorno si facevano fare un autografo, io rimasi pietrificata a fissare il “chitarrista del mio cuor” che entrava negli studi lasciando dietro di sรฉ una scia di piccole note scintillanti. O almeno cosรฌ mi sembrรฒ.

Lo vidi in concerto due anni piรน tardi, all’Ippodromo delle Capannelle, in un live epocale di cui ho un ricordo vivido: mi parve di cadere in una specie di trance mistica alla prima canzone, “Once upon a time in the west”, dalla quale mi ripresi solo dopo le ultime note del pezzo ci chiusura, “Local Hero”. Per tutto il live ero stata a pochi metri da Mark, sotto il palco, a fissarlo adorante, mentre lui accarezzava la sua Fender rossa e bianca. Sono sicura che quell’8 luglio 1983 lui abbia suonato solo per me. 

Oggi รจ un anziano signore di 72 anni che suona ancora come un giovincello. 

Blog

La mia amica geniale

io e stella piccole

Quando mi hanno licenziata, nel 2009,  mi sentivo come se mi avessero menato un paio di picchiatori professionisti. Dolorante e intontita. Ho passato settimane in sospensione, cercando di riacchiappare i pezzi della mia vita per ricomporli. Poi รจ arrivata la mia Amica. E’ un’Amica di quelle amiche cosรฌ fighe che quando le stai accanto diventi una specie di entitร  trasparente. Ma non te ne importa, perchรจ la tua Amica รจ davvero cosรฌ figa che t’illumina con la sua luce e ti fa diventare visibile. Non tanto perchรจ sia bellissima, ma per la sua forza interiore, la sua capacitร  di emergere dalla massa, la sua geniale indole artistica e la sua irresistibile simpatia. Io stavo uno schifo, lei mi ha raccattata e mi ha dolcemente coinvolta nei suoi progetti artistici.

E comincia per me un’avventura che mai avrei immaginato di poter vivere. Assisto, giorno dopo giorno, alla costruzione di un giovane artista, giร  dotato di suo di un talento smisurato ed una personalitร  carismatica, ma acerbo, impreparato, spigoloso. L’Amica lo plasma, lo forgia, lo allena, lo sgrida e lo loda, gli insegna a cantare, a muoversi, a vestirsi. Gli scrive le canzoni. Poi c’รจ l’Autore che, seduto al pianoforte, crea melodie e compone musiche per il Ragazzo. Lo prepara a partecipare alle selezioni per un talent show. Il Ragazzo ha il numero 12501. Non solo  passa tutti i provini, ma vince quell’edizione. E quindi va a Sanremo.

Piero, Marco, Massimo, Stefano, Silvia, Stella e io prima di Sanremo 2010

Il team di lavoro si mette all’opera, le canzoni probabili sono diverse, poi si riducono a due. Un pomeriggio si decide di mettere ai voti quale brano presentare al festival. Votiamo tutti, produttori, editori, musicisti. Io scelgo quello piรน melodico, troppo prudente come al solito. Vince la canzone piรน forte, piรน grintosa, piรน innovativa. E’ “Credimi ancora”. La mia amica assiste il ragazzo fino a un secondo prima che entri in scena e gli trucca gli occhi con  la matita nera. Lui arriva sul palco dell’Ariston con un fascino speciale e incanta tutti. Arriva terzo. Un trionfo. 

Stella, Zed, io, Piero

Si girano i video, la mia Amica li pensa e li fa realizzare. Si organizzano i concerti, sold out ovunque, e la mia Amica vuole fare degli eventi speciali ad ogni data: pensa di far arrivare un ospite a sorpresa sul palco. A sorpresa soprattutto per il Ragazzo, che non immagina chi salirร  accanto a lui. Mi do da fare per coinvolgere altri artisti. Convinco Alex Britti a Roma, che entra suonando la chitarra. E invito Tullio De Piscopo a Napoli, che si siede alla batteria e trascina tutti a ballare e cantare. Penso di non essermi mai divertita in vita mia come in quei giorni. 

Ma il Ragazzo, diventato una star, fugge verso qualcosa di piรน “istituzionale”. La mia Amica ci sta male. Ma volta pagina e ricomincia a lottare, a pensare, a inventare. Decide di produrre una boyband, ma questa รจ un’altra storia. E un giorno, all’improvviso, l’Autore vola lassรน, a comporre canzoni per qualcuno di molto, molto importante. L’Amica piange tutte le sue lacrime ma reagisce con la tenacia di una quercia durante una tempesta che vorrebbe strapparle le radici. Come fa sempre. Per questo รจ Amica mia.

Blog

Quand’ero piccola cosรฌ

Talvolta vorrei tornare indietro nel tempo e rivivere i miei anni migliori, quelli che in quel momento mi sembravano una vera schifezza. Il primo amore che mi prestava i dischi di Jimi Hendrix ma io ascoltavo Loy & Altomare, la neve sulla tenda in una mattina gelida di un campo scout, il Boxer Piaggio che si fermava quando non doveva (e sempre sotto la pioggia), le assemblee al liceo Castelnuovo dove invece di andare a sentire mi mettevo seduta sul prato con le amiche aspettando che il bello della scuola arrivasse sul suo Ciao bianco. Lo Zippo che faceva una fiamma bellissima, le sere passate a sentire Radio Cittร  Futura e le prime Radio Libere, il quotidiano Lotta Continua comprato per darmi un tono senza mai leggerlo, il film Fragole e Sangue visto al Cineclub Tevere con le lacrime sul finale. 

In foto, io sono quella col fiore tra i capelli.