
Non รจ che prima conducessi una vita affollatissima di incontri, impegni, cene, appuntamenti, feste, aperitivi eccetera. Quando tutto รจ cominciato ero giร un’orsa, oltretutto pigra, quindi mi sono detta: vabbรจ, il lockdown mi fa ridere, io sono giร lockdownata di mio; di incontrare le persone non m’importa molto, aperitivi zero, le amiche le sento su whatsapp. In pochissimo tempo perรฒ ho amplificato la mia istintiva ritrosia verso il prossimo, la naturale tendenza a stare lontana dalle persone, lo spontaneo passo indietro di fronte al mondo. Si รจ aggiunta l’occhiataccia di riprovazione a chi non la mascherina, la tiene abbassata sul mento o ce l’ha sotto il naso. Ho sfiorato la rissa quando, al supermercato, ho richiamato all’ordine una tipa che ciarlava al cellulare con la mascherina tirata giรน sul collo.
La pandemia mi ha resa ancor piรน solitaria. La mia innata asocialitร si รจ beata della forzata lontananza dalla “gente”. Aggiungiamoci poi che sono un filino ipocondriaca – ma avendo una patologia autoimmune forse un po’ mi รจ concesso – ed ecco che questa maledetta “peste del 2021” ha tirato fuori il peggio di me.
Ad esempio, odio quando qualcuno tocca le mie bassotte: avrร le mani pulite? Si sarร disinfettato? Perchรฉ non tocca i cani suoi e lascia stare i miei? “Scusi, ora devono mangiare”, dico anche se si sono appena spazzolate due ciotole piene, e le sottraggo alla mano sospetta. Quando mi capita di parlare con qualcuno, indietreggio lentamente ma inesorabilmente fino a rendere inutile la conversazione. Ovviamente sto a casa il piรน possibile.
Dopo un anno di mascherina-e-amuchina, mi รจ arrivata la tristezza, il pandemic blues. Un sentore di inutilitร in ogni cosa che faccio, compreso questo blogghino. Sarร che mi รจ diminuito il lavoro, sarร che sto invecchiando, oppure che anche l’allegria si รจ chiamata fuori per evitare contatti, ma… there ain’t no cure for the pandemic blues.














